Ho bussato alla mia porta: occasioni impoetiche

Queste sono alcune delle poesie pubblicate nel volume Ho bussato alla mia porta, edito da Graus, con prefazione di Elio Pecora.

domenica 19 aprile 2009

Ho aspettato sul portone
non è uscito
l’ho cercato nell’ufficio
era già uscito
l’ho visto nella piazza
l’ho seguito nella piazza
è entrato in un negozio
sono entrata in quel negozio
è uscito sul cortile
sono uscita sul cortile
è passato dal cancello
son passata dal cancello
dal cancello ha preso la strada
dal cancello ho preso la strada.
Ma la strada era deserta.
Mi sono così offesa
per essermi denigrata
che non mi son parlata
per una settimana.
Un tale mi ha chiesto la mano
ma mi son rifiutata.
Mi scoccia molto
quando mi tocca
diventare monca.
A furia di recriminare
sul passato
mi sto accorgendo
di non creare un presente
e ho gran paura
che senza presente
nel mio futuro
non avrò un passato
su cui recriminare.
Gli ho chiesto un favore
e mi ha detto
che me l’avrebbe fatto
se gliela davo.
Gliel’ho data,
ma il favore non me l’ha fatto.
Allora
me la son ripresa.
Con il sole di marzo
ogni cosa fiorisce.
Solo io non fiorisco,
ma il contadino mi ha detto
che posso sembrar fiorita
con una bella zappettata.
Mi cerco sempre
e non mi trovo mai.
Devo smetterla
di avvertirmi prima.
Ho girato a lungo per la casa
cercandomi e chiamandomi
ma non c’ero.
Come potevo essere uscita
se non mi son vista uscire
né dalla porta
né dalla terrazza
né dalla finestra
né dal cortile
né dal pollaio
né dal seminterrato?
Ah, ecco com’era successo.
Ero uscita dai gangheri.
Ho bussato alla mia porta
ma appena ho capito
che a bussare ero io
mi son risposta secca:
non ci sono!
Ho perduto la faccia
ma per quanto cerchi
non ne trovo traccia.
Ecco perché mi dicono
che sono una sfacciata.